Tavola rotonda: dove si gioca davvero la competitività industriale oggi – 25 giugno 2026

Oltre 80 professionisti del mondo industriale hanno partecipato a una giornata di confronto concreto su come dati, tecnologie e asset management stiano già diventando un vantaggio competitivo per le imprese, in occasione del convegno “Dalla compliance alla competitività industriale” organizzato da Galileo Ingegneria in collaborazione con Confindustria Emilia Area Centro il 25 giugno 2026 a Palazzo Varignana. 

Leggi la sintesi della tavola rotonda:


Dove si gioca davvero la competitività industriale oggi? Dati, persone e capacità di decidere


La competitività industriale non si costruisce soltanto investendo in nuove tecnologie. Si costruisce soprattutto imparando a prendere decisioni migliori. È questo il filo conduttore emerso dalla tavola rotonda “Dove si gioca davvero la competitività industriale oggi”, che ha concluso il 25 giugno 2026 il convegno “Dalla compliance alla competitività industriale” mettendo a confronto, con la conduzione di Andrea Chiesi (Chiesi Group), le esperienze di Manuel Pianazzi (BASF Italia), Federico Mazzanti (Bonfiglioli), Filippo Girotti (IMA Group) e Fabrizio Fesani (Bercella).

Ad aprire il confronto è stato Andrea Chiesi, che ha richiamato alcuni dati sul sistema produttivo emiliano-romagnolo. Una regione che continua a distinguersi per capacità innovativa e intensità brevettuale, ma che mostra ancora ritardi nell’adozione diffusa dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie digitali più avanzate. «Siamo ancora in tempo a cogliere queste opportunità?», è stata la domanda che ha fatto da filo rosso all’intero dibattito.

Le risposte dei relatori hanno mostrato un punto di convergenza molto netto: oggi il vero vantaggio competitivo non deriva dall’avere più dati, ma dal saperli utilizzare.

Manuel Pianazzi, Managing Director di BASF Italia, ha sintetizzato efficacemente questo passaggio distinguendo tra due concetti solo apparentemente simili: «Il dato vi aiuta a scegliere. Noi siamo qui per decidere». Una riflessione che invita le imprese a non lasciarsi travolgere dalla “bulimia del dato”: raccogliere informazioni è indispensabile, ma senza una chiara capacità di interpretarle e trasformarle in decisioni strategiche il rischio è quello di accumulare complessità senza creare valore.

Lo stesso tema è stato ripreso da Fabrizio Fesani, IT Manager di Bercella, che ha riportato la prospettiva di una PMI. «Digitalizzare non è più un’opzione», ha osservato, ma è fondamentale farlo sui processi che realmente necessitano di essere governati attraverso i dati. Raccogliere informazioni che nessuno riesce poi a utilizzare non rende l’azienda più competitiva; al contrario, occorre individuare gli indicatori davvero utili per supportare chi deve prendere decisioni. Allo stesso tempo, l’aumento della digitalizzazione rende la cybersecurity una componente imprescindibile della competitività stessa. Solamente una piccola percentuale delle piccole e medie industrie ha raggiunto un livello di maturità cyber sufficiente. Oggi c’è un rischio composto da tre fattori che si alimentano tra di loro. L’uso di intelligenza artificiale non controllato, impianti OT sempre più connessi e fornitori con un livello di sicurezza digitale molto più basso del nostro. Dobbiamo assolutamente stare attenti alla filiera e sempre di più le aziende che non si adatteranno a questo livello di maturità cyber rischiano di non essere più sul mercato.

Federico Mazzanti, Head of Property Management di Bonfiglioli, ha raccontato un percorso di trasformazione ancora in evoluzione, caratterizzato dall’integrazione di numerosi sistemi informativi e dalla ricerca di una visione unitaria dei dati aziendali. L’obiettivo è rendere gli impianti sempre più efficienti, sicuri e sostenibili, ma soprattutto sviluppare strumenti capaci di leggere in anticipo i “segnali deboli”, anticipando problemi e opportunità attraverso logiche predittive. Per riuscirci, ha sottolineato, ogni azienda deve avere una visione molto chiara di dove vuole arrivare e costruire la tecnologia attorno ai propri processi, non il contrario.

Nel caso di IMA, come ha spiegato Filippo Girotti EHS Manager, l’innovazione digitale è ormai parte integrante del prodotto. Le macchine installate presso i clienti generano dati continuamente, consentendo servizi di assistenza remota, manutenzione evoluta e nuove applicazioni basate sull’intelligenza artificiale. «Il dato deve creare valore», ha ricordato, illustrando come IMA stia sviluppando una propria intelligenza artificiale alimentata dalle informazioni provenienti dalle linee produttive e dalla documentazione tecnica, con l’obiettivo di supportare in tempo reale gli operatori e migliorare l’efficienza degli impianti.

Accanto alla tecnologia, il dibattito ha messo al centro il ruolo delle persone. L’ingresso delle nuove generazioni sta modificando profondamente il rapporto con gli strumenti digitali e con l’intelligenza artificiale. Se da un lato i giovani mostrano maggiore familiarità con queste tecnologie, dall’altro diventa essenziale investire nella formazione e nella capacità di sviluppare senso critico. Come è emerso più volte durante il confronto, il valore non risiede nella disponibilità di strumenti sempre più sofisticati, ma nella capacità delle persone di interpretarli e utilizzarli responsabilmente.

Su questo punto tutti i relatori hanno condiviso un’altra convinzione: l’innovazione non può più essere affidata a funzioni isolate. I progetti di trasformazione richiedono team multidisciplinari, nei quali IT, produzione, manutenzione, ambiente, sicurezza e facility management lavorano insieme, spesso anche con partner esterni. La competitività nasce infatti dalla contaminazione di competenze diverse e dalla capacità di costruire organizzazioni aperte, collaborative e orientate all’apprendimento continuo.

La tavola rotonda ha così restituito un messaggio chiaro: compliance, sostenibilità, digitalizzazione e intelligenza artificiale non sono obiettivi separati, ma elementi di una stessa strategia industriale. La tecnologia rappresenta un acceleratore, ma saranno la qualità delle decisioni, la crescita delle competenze e la capacità di coinvolgere le persone a determinare il successo delle imprese nei prossimi anni.